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Una serata con Massimo Gandolfini

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Resoconto di una conferenza “no gender” a Sommacampagna (VR)

Presentato come un appuntamento chiave del ciclo di incontri “L’identità dell’uomo: dalla natura, alla ragione, all’arbitrio”, organizzato dall’associazione culturale “La Pieve” di Sommacampagna, una delle ormai numerosissime conferenze di Massimo Gandolfini, presidente dell’associazione “Scienza e Vita” di Brescia, del 9 aprile scorso, è in realtà un vero e proprio comizio politico di circa due ore e mezza.

Il discorso è rodato, strutturato e pensato per conquistare un pubblico (tra 300 e 400 persone) di coppie, famiglie, uomini e donne venuti a informarsi su una questione “delicata”, “spinosa”, di attualità che riguarda l’avvenire di una società in cui, come sottolinea allarmata la presidente dell’associazione “La Pieve”, i principi fondamentali sono messi in pericolo da “gruppi di potere” il cui scopo è “ribaltare la visione antropologica dell’umano”.

La strategia retorica di Gandolfini è semplice: inondare il pubblico di informazioni “scientifiche” per presentare un “discorso di verità” irrefutabile e incontestabile, ad una velocità di elocuzione sorprendente e anestetizzante (una signora dopo quindici minuti diceva di “essere già ubriaca di parole”). Questa strategia permette a Gandolfini di autolegittimarsi e di convincere il pubblico che la sua è un’opera di demistificazione di quella che egli definisce “ideologia del gender” o “ideologia di genere”, anche al prezzo di pesanti manipolazioni e falsificazioni, attraverso un uso delle fonti, delle citazioni e delle definizioni del tutto strumentale, approssimativo, tendenzioso e chiaramente ideologico. Sebbene Gandolfini insista a più riprese sul fatto che non si espone in quanto cristiano, ma in quanto “scienziato galileano”, in conclusione, e dopo aver chiamato la folla a una reale mobilitazione nelle scuole e nelle piazze, svelerà che la sua è una missione di “evangelizzazione della cultura”, e quindi di affermazione della supremazia della morale religiosa in merito a questioni di vita e di morte, di sesso e di sessualità, ma anche e soprattutto di educazione.

La conferenza si apre su una questione che sta al centro delle strategie discorsive dei gruppi e dei movimenti che si oppongono a questa nuova crociata morale. Citando un confronto tra lui e il Prof. Ammaniti pubblicato sul Fatto Quotidiano, e il volantino apparso a Sommacampagna firmato dalla neonascente Comitata Giordana Bruna, Gandolfini contesta l’idea secondo la quale “l’ideologia del gender non esiste”. Basta cercare “gender” sul web, dice Gandolfini, per costatare l’esistenza di un’infinità di riferimenti a lavori filosofici, sociologici, antropologici, storici, ecc., che teorizzano il concetto di “genere”.La teorizzazione del genere come oggetto di un’intensa e ormai decennale attività di ricerca scientifica a livello internazionale sarebbe, per questi ideologhi, il frutto di un’ideologia anti-umanista le cui conseguenze drammatiche sarebbero comparabili ai risultati tragici delle ideologie totalitarie del ventesimo secolo.

Esistono effettivamente, occorre ribadire e rivendicare, produzioni teoriche e soprattutto empiriche, che dimostrano, attraverso la presentazione di dati qualitativi e statistici l’esistenza di modelli, di norme e di rappresentazioni di genere fondate sulla presunta superiorità degli uomini sulle donne, e sulla valorizzazione dell’eterosessualità come forma “normale” e “naturale” dell’organizzazione sociale. Modelli, norme e rappresentazioni che spiegano le differenze di trattamento sul lavoro tra uomini e donne, per esempio, o ancora le violenze e le discriminazioni nei confronti delle donne e delle minoranze sessuali.

Ma Gandolfini fa un uso ideologico di questi lavori accademici per difendere una visione della società basata su due “leggi” per lui fondamentali della “natura umana”, già esposti – è utile notare – nel lontano 1893 dal Dr. Julien Chevalier, a dimostrazione dell’aggiornamento mancato del Prof. Gandolfini, probabilmente occupato nella sua tournée di comizi propagandistici: il primo è quello della “differenziazione dei sessi”, per cui è l’anatomia “stampata nelle cellule del corpo umano” che fa il sesso di un individuo, ed è il sesso genitale di un individuo (uomo o donna) che impone la funzione riproduttiva della sessualità; il secondo è quello dell’“attrazione dei sessi”, per cui i sessi contrari si attraggono, mentre quelli simili si respingono. Da questi assunti indimostrati, triviali e ottocenteschi (e come sottolinea in introduzione l’ideologo Gandolfini, gli “assunti indimostrati” sono il fondamento di tutte le ideologie), spacciati per delle verità scientifiche universalmente indiscusse, derivano un serie di conseguenze logico-razionali che ogni essere umano di buon senso non potrebbe che sottoscrivere e che costituiscono il programma politico dei contro-movimenti cattolici e cioè, in ordine sparso, e testualmente:

  • “l’omogenitorialità è una bestialità scientifica”. Padre e madre sarebbero due figure complementari indissolubili della costruzione della personalità “normale” di un individuo che prevede “l’identificazione al genitore del suo stesso sesso” e “la differenziazione dal genitore di sesso diverso”, per la buona riuscita del disegno divino e antropologico della riproduzione dell’umanità;
  • “gli intersessuali non esistono”, perché tutto ciò che non rientra geneticamente nello schema binario della differenza dei sessi (qui si apprende che il sesso “è bianco o nero e non ammette grigi”) chiamasi semplicemente, per Gandolfini, patologia o anomalia, la fisiologia umana prevedendo una classificazione imperativa in uomini o donne che i deliri di alcuni “filosofi post-strutturalisti transumani” negherebbero attraverso operazioni ideologiche di manipolazione del linguaggio;
    “parlare di cambiamento di sesso è assurdo” perché trattasi di “operazioni di camouflage o di maquillage”. Per quanto un individuo si accanisca a modificare il suo corpo, le sue cellule saranno sempre, esulta lo scienziato galileano, XX o XY, cioè donna o uomo, ed è quindi un affronto alla natura umana pretendere di modificare il dato biologico da cui deriva l’equilibrio della specie;
  • il genere, che gli studi accademici definiscono come una complessa costruzione sociale, sarebbe in realtà una “scelta soggettiva e individuale” fai-da-te che contrasta con il dato biologico immutabile del sesso, e che “l’ideologia del gender” vorrebbe diffondere con lo scopo di distruggere il “modello antropologico” dell’essere umano, plagiando fin dalla prima infanzia i bambini e le bambine attraverso un’educazione al sesso e alla sessualità slegata dai “grandi valori” dell’umanesimo cristiano secondo cui non deve esserci rapporto sessuale senza affettività;
  • la moltiplicazione dei generi introdurrebbe subdolamente la legittimazione della pedofilia. Lo dimostrerebbe un articolo della Repubblica del 4 luglio 2014 sui 58 generi introdotti su Facebook “tutti approvati da Arcigay” tra cui, sostiene Gandolfini, la pedofilia, falsificando però il contenuto dell’articolo in cui non si parla minimamente di quest’ultima, e dove invece viene discusso l’uso controverso della categoria “femminiello”;
  • i programmi di “educazione alla diversità” (UNAR) e di lotta agli stereotipi legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale farebbero parte di un progetto per scardinare la rigida differenziazione dei sessi anche con interventi pedagogici a carattere “pornografico” per insegnare ai bambini le svariate forme del sesso e della sessualità, offendendo gravemente “l’innocenza” dell’infanzia e infierendo sul “senso del pudore” che ognuno prova su queste questioni sensibili. Un esempio, tra gli altri, e un esempio significativo dell’operazione di disinformazione propagandistica, sarebbe l’introduzione in alcuni paesi di bagni misti in cui i bambini sarebbero obbligati a fare i loro bisogni alla vista di tutti provando così un senso di vergogna. La leggenda gandolfiniana vuole che un’insegnante dissidente venuta in soccorso di un bambino intimorito, poi fatto accomodare nel bagno (non-misto) degli insegnanti, sia stata “denunciata” per omofobia. Ogni riferimento ai fatti accaduti rimane ovviamente un mistero della fede nella parola dell’ideologo Gandolfini.

Segue questa carrellata di falsificazioni di vario genere, l’ultima parte del comizio in cui Gandolfini, con tono sempre più animato e veemente, espone i fronti della battaglia in corso, incitando il pubblico a “smettere di fare la maggioranza silenziosa” che subisce inerme gli attacchi incessanti di una minoranza al potere nelle alte sfere dell’Unione Europea, dell’Associazione Psichiatrica Americana, del Parlamento, dei Ministeri, delle Scuole e chi più ne ha più ne metta. Perché, inveisce Gandolfini, “l’ideologia di genere è un’ideologia priva di ogni base scientifica e viene quindi imposta dalle leggi e dalla propaganda”. La penalizzazione dell’omofobia e della transfobia (DDL Scalfarotto), l’equiparazione delle unioni civili omosessuali all’unione “naturale” sancita dal matrimonio (DDL Cirinnà), l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università per “intervenire direttamente sulle conoscenze utili e innovative per una moderna e civile crescita educativa, culturale e sentimentale di ragazze e ragazzi, per consentire loro di vivere dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà contemporanea” (DDL Fedeli), rappresentano le armi che il nemico ha concepito per distruggere la famiglia e la libertà di espressione e di educazione religiosa e sessuale dei genitori.

Le parole d’ordine che la penultima slide dell’interminabile discorso dell’ideologo Gandolfini espone a caratteri cubitali sono: Conoscenza – Partecipazione – Azione. Come sottolineato da diversi lavori empirici in corso sui contro-movimenti di reazione cattolica, la strumentalizzazione delle teorie e delle politiche sul genere e sulla sessualità interviene in un momento di smobilitazione delle basi dell’attivismo cattolico integralista e conservatore. L’operazione ideologica dei vari Gandolfini ha permesso, promosso e provocato una rinascita della mobilitazione delle masse parrocchiali cristiane in risposta all’appello di una gerarchia ecclesiastica che va da Papa Francesco al Cardinale Bergoglio, passando dalle sottane dei preti delle campagne e delle province italiane, evidentemente specializzati in questioni di sesso, di pedofilia, di plagio e di manipolazione di soggetti credenti in situazione di fragilità psico-sociale, come dimostrano le tristi cronache recenti.

È più che mai urgente contrastare questo contro-movimento reazionario attirando l’attenzione della cittadinanza, delle autorità scolastiche e delle istituzioni sulla propaganda ideologica che questi individui stanno diffondendo in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, divulgando informazioni false non supportate da alcun fondamento scientifico, smentite da un’importante e riconosciuta letteratura internazionale.

È necessario denunciare quello che appare ormai come un’evidenza: questi sedicenti “incontri” presentati come momenti di “scienza” e di “conoscenza” sono dei comizi politici a tutti gli effetti il cui scopo è di attirare persone venute a informarsi, talvolta ingenuamente, talvolta per convinzione, nella rete militante dei contro-movimenti di reazione cattolica pro-life e antiabortisti, cultori di una morale intrisa di pregiudizi, di ignoranza e di stereotipi a carattere sessista, anti-femminista, omofobico e transfobico.

 

Massimo Prearo

@ Comitata Giordana Bruna

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