
Riflessione
5 novembre 2020
Ieri alla Camera è stato finalmente approvato il ddl Zan contro le violenze e le discriminazioni legate “al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità”.
Una legge, secondo Massimo Gandolfini, che “non ha alcuna ragione d’essere se non la volontà di imporre una visione dell’uomo e della società in contrasto con la nostra stessa natura umana”, ovvero in contrasto con “i principi della tradizione giudeo-cristiana”, come la definisce lui stesso.
E ancora, una legge che istituisce “per legge la giornata di indottrinamento gender sin dalle scuole elementari”, secondo Jacopo Coghe di ProVita & Famiglia, che precisa anche:”I corsi previsti nelle scuole di ogni ordine e grado saranno ore di rieducazione alla teoria gender in mano alle associazioni LGBTQI+”.
Nulla di nuovo sotto il sole della strategia delle associazioni neocattoliche: denunciare la vittoria della teoria gender contro la natura umana.
Ma mentre si festeggia giustamente il successo ottenuto in questo primo tempo della battaglia parlamentare e della mobilitazione di numerose persone e associazioni, mi preme attirare l’attenzione sul dettaglio di una foto in cui è possibile vedere una deputata, nel momento dell’agitazione delle opposizioni di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che in segno di protesta indossa la maglietta con il famoso logo della Manif pour tous (guardando in direzione della macchina fotografica, consapevole che quell’atto non è rivolto alle e ai colleghi parlamentari, ma alle sentinelle dei movimenti che da fuori osservano quello che succede dentro il Palazzo). E ricordiamo che quella maglietta è la stessa indossata da Matteo Salvini al Congresso mondiale delle famiglie di Verona.
Questo dettaglio mostra uno dei risultati dell’intenso lavoro di scambio partiti-movimento condotto in particolare da Massimo Gandolfini.
Da un lato i partiti hanno sostenuto e conferito legittimità ai movimenti neocattolici portandoli in parlamento durante le audizioni in commissione, per esempio, o partecipando alle loro manifestazioni, ma anche adottando pubblicamente i loro simboli.
Dall’altro, e dal basso, i movimenti hanno prodotto tutto un vasto arsenale di immagini, parole, slogan, discorsi – “la teoria gender”, “la legge liberticida”, “la dittatura LGBT”, “la rieducazione” e “l’indottrinamento” (queste ultime vengono direttamente da Papa Francesco) – che hanno permesso alle forze politiche di avere gli strumenti per combattere in sede parlamentare contro questa proposta di legge, esattamente come avvenne con la legge sulle unioni civili.
E basta dare un’occhiata anche rapida ai dibattiti parlamentari di queste settimane per riconoscere tutti questi elementi nelle dichiarazioni di Lega e Fratelli d’Italia in particolare.

Non a caso, Gandolfini, presidente dell’Associazione Family Day – Difendiamo i Nostri Figli, dichiara: “Siamo grati ai 193 deputati dell’opposizione che hanno votato contro il ddl e ci rammarichiamo per i 5 deputati di Forza Italia che, approvando il ddl, hanno tradito la vocazione liberale di un partito che ha sempre avuto tra i suoi caposaldi la libertà di opinione e la lotta al giustizialismo ideologico. Chiediamo pertanto a tutti i senatori che hanno a cuore la libertà di garantire la loro presenza al momento della discussione del ddl Zan a palazzo Madama, dove i numeri della maggioranza sono appesi ad un filo”. Un messaggio ben chiaro per il senatore Lucio Malan, tra altri.
Questo scambio tra partiti e movimento è uno degli elementi che mostra quanto la nuova contestazione cattolica si svolga attraverso canali che solo tangenzialmente toccano la Chiesa e le gerarchie ecclesiastiche.
All’epoca del Pacs in Francia, nel 1999, la deputata ultracattolica Christine Boutin aveva sfoggiato in aula una Bibbia come monito e come arma di distruzione simbolica del male.
Oggi, non è più la Bibbia a fungere da parafulmine, ma la maglietta con il logo della manif pour tous.
Dettagli che contano.